bang head herePensate a come sarebbe la vostra vita (e naturalmente quella della vostra famiglia) se il datore di lavoro decidesse di valutare il vostro operato sui risultati senza rispettare gli orari di ingresso e di uscita?

Secondo una studio realizzato da Assidai (fondo integrativo di Federmanager) e SDA Bocconi le cause principali di stress sono la gestione del tempo e l’organizzazione del lavoro.

Un problema che non è solo psicologico ma anche fisico e porta ad ammalarsi e costringe molte persone a fare uso di farmaci.

Nello studio si evidenzia che la categoria più colpita è quella delle donne.

La questione tempo però adesso è diventata un  argomento tabù poiché, in un’epoca in cui il lavoro è considerato un privilegio, da “onorare” con dedizione, parlare di questo tipo di problematica potrebbe essere considerato quasi un ribellarsi uno status sociale di “favorito”.

La flessibilità finora è una prerogativa concessa a chi ha figli piccoli, ma le aziende, anche in questo caso, spesso la considerano dannosa per la produttività. Ma sbagliano, e un’indagine lo dimostra: http://www.jstor.org/

È noto che l’orario flessibile riduca il turnover  e migliori il grado di soddisfazione dei lavoratori ma sono ancora pochi gli studi al riguardo. A colmare questa lacuna arriva infatti la ricerca pubblicata dalla rivista   Social Problems” che conferma gli effetti positivi dell’orario flessibile non solo per i lavoratori ma anche per le aziende.


Gli autori dello studio hanno osservato un gruppo di lavoratori prima e dopo l’introduzione dell’orario flessibile e li hanno messi a confronto con chi invece doveva timbrare rigidamente il cartellino.
I risultati dimostrano che l’introduzione della flessibilità riduce sia la turnazione sia lo stress. Condotto da Phyllis Moen e Erin Kelly, professoresse all’Università del Minnesota, lo studio ha utilizzato la validità del modellorowe ROWE [acronimo dell’Inglese Result-Only Work Environment]. Si tratta di una modalità di organizzazione del lavoro utilizzata negli ultimi dieci anni dalla Best Buy (la più grande catena USA di rivendita di materiale elettronico) che prevede la valutazione dei dipendenti sulle prestazioni e non in base alla loro presenza sul posto di lavoro. Con il modello ROWE i dipendenti sono pagati in base alla produttività.

E proprio per questo motivo tutti dedicano le loro forze al raggiungimento degli obiettivi e alla misurazione dei risultati, senza porsi il problema di quando e dove il lavoro venga svolto o quante ore richieda.

Il focus viene spostato quindi dalle ore lavorate agli obiettivi raggiunti.

Moen e Kelly hanno condotto  il loro studio nella sede centrale della Best Buy, a Minneapolis, su un campione di 775 lavoratori e hanno trovato che l’applicazione del modello ROWE produceva una riduzione del 45 % dei costi legati agli spostamenti interni. Non solo, i lavoratori interpellati si dichiaravano poco attratti dall’idea di cambiare azienda in futuro.

La flessibilità quindi non solo renderebbe i dipendenti più contenti e meno stressati ma sempre più legati all’azienda.

Fonte [*]

Author Blumantra Team

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